giovedì 11 febbraio 2010
Ragionare dei dati
http://www.alfonsofuggetta.org/?p=7167.
Si parlava di un grafico "Eurostat", che poi Eurostat non era, a proposito di PIL per abitante.
La cosa buffa nella discussione è stata che, finchè stavamo sul generico, le risposte erano pronte e taglienti; appena ho fatto qualche ragionamento di natura metodologica, i miei interlocutori sono spariti.
Apparentemente mostrare gli errori logici e metodologici di un altro è un grave affronto. Mah...
domenica 17 gennaio 2010
Creare la conoscenza
Venivano citate cose come il Web 2.0, l'intelligenza collettiva e i comportamenti emergenti. In pratica, si diceva, "con tutti i contenuti disponibili tramite Web, ormai è inutile creare qualcosa di nuovo; basta copiare quello che c'è già."
L'affermazione è corretta come descrizione della realtà. E' vero infatti (e chiunque abbia fatto una ricerca su Internet se ne è accorto) che ormai i siti tendono a scopiazzare informazioni in modo meccanico. Per questo su certi argomenti si ritrovano esattamente le stesse frasi riportate più e più volte (tipicamente, a partire da un articolo originario di Wikipedia).
Tuttavia, questo NON è una situazione normale, o auspiscabile. Il problema ovvio è che, all'aumentare delle informazioni disponibili, bisogna rendere sempre più efficienti i nostri strumenti per gestirla in modo efficiente; altrimenti, ogni nostra decisione potrebbe essere sommersa da miriadi di informazioni contrastanti, e prive di valutazione.
E' proprio delle persone capaci creare visioni generali, quadri d'insieme, a partire da informazioni apparentemente scollegate. E' particolarmente vero in matematica e in fisica, ma è altrettanto vero nelle materie umanistiche: la capacità di sintesi a partire da una massa indistinta di informazioni è ciò che rende queste informazioni utilizzabili e gestibili in modo sistematico.
La mancanza di questa visione denuncia in realtà il vero problema, che è alla base dell'affermazione che "si lavora tutti per copia e incolla": la scarsa capacità di leggere in modo non superficiale. Ho avuto spesso fra le mani documenti di natura tecnica, proposti da amministrazioni pubbliche o società private, che apparivano come un'accozzaglia di parole priva di una qualche struttura logica; una struttura che ne rendesse chiaro lo svolgimento del pensiero, che ne permettesse una lettura organica e che chiarisse gli obiettivi e le finalità del documento.
La sintesi non è un processo puramente formale: esso richiede che comprenda cosa riporta un testo, se ne estraggano le informazioni ritenute utili al proprio scopo e si presentino nei modi e nelle forme più appropriate a tale scopo. Questo processo è faticoso, ma produttivo, poichè genera nuova informazione e non si limita a copiare ciò che già esiste.
E se un documento non genera nuova informazione, ma si limita a riprodurre informazioni già esistenti, il suo scopo è nullo.
Portare la qualità al Sud (e in Italia)
Le terre dell’Italia del Sud e in generale le terre del Sud del mondo hanno futuro soltanto se i giovani di talento decidono di restare o di tornarci.
lunedì 4 gennaio 2010
Aumento record degli investimenti in R&D delle imprese italiane nel 2008
Si tratta di un'indagine, in cui si confrontano gli investimenti in R&D da parte delle diverse imprese europee.
Il dato interessante è che l'Italia è che le imprese italiane sono quelle che hanno maggiormente aumentato i propri investimenti in R&D (oltre il 20%) a livello europeo.
Companies based in Germany (the largest R&D investor) increased their R&D
investment by 8.9%. EU Member States where companies grew their R&D well
above the EU's average were Italy (20.4%), Sweden (17.0%), Denmark (16.4%)
and the UK (11.3%). The lowest performance in the EU was the R&D
investment by companies based in Finland (1.6%), France (0.7%) and Belgium
(-0.8%).
Fra le prime imprese viene indicata STMicroelectronics, ma è indicata come società olandese. Ho chiesto chiarimenti, perchè sembra un errore.
La più grande fabbrica italiana di pannelli solari
Un accordo fra Enel Green Power, Sharp e StMicroelectronics porterà a Catania la più grande fabbrica di pannelli fotovoltaici in Italia. L'impianto, che sorgerà nel sito esistente "M6" di StM, nella zona industriale etnea, partirà da una capacità produttiva annuale di pannelli fotovoltaici di 160 MW, che crescerà nei prossimi anni fino a raggiungere i 480 MW.
domenica 3 gennaio 2010
Parlare dell'eccellenza italiana
sabato 12 dicembre 2009
Celli e la logica di Gagliano
Il pezzo proposto da Celli è scritto secondo la “Logica di Gagliano”, dal nome del paese raccontato da Levi nel suo libro.
La Logica di Gagliano è la logica adottata da una classe dirigente fortemente fallimentare, quando questa desidera bloccare sul nascere ogni possibilità di cambiamento.
Essa si basa su tre principi:
a) bisogna eliminare i concorrenti diretti. ossia coloro che operano al di fuori del sistema di potere consolidato (che Celli ha descritto perfettamente, fra l’altro). Questi sono le persone, giovani e meno giovani, ancora capaci e desiderosi di fare. Per essi bisogna rendere chiaro che non esistono prospettive a operare nel loro paese, e che devono allontanarsi il più rapidamente possibile.
b) bisogna gettere nella disperazione o nell’indifferenza la grande massa di tutti gli altri, in particolare da coloro che non sono ancora integrati nel sistema (e che quindi non hanno un reale interesse al cambiamento) ma non hanno la forza di potersi spostare dal proprio paese. Se infatti il fenomeno proposto da Celli avvenisse su larga scala questo sarebbe un vero problema, e creerebbe allora gravissime ripercussioni economiche; tuttavia, poichè la frazione di coloro che si spostano è piccola, quelli che restano devono percepire il cambiamneto come possibile. Nella Logica di Gagliano, l’unico cambiamento possibile è personale, ed è dato dal cambiare paese.
c) bisogna rendere la classe dirigente qualcosa di amorfo e indistinguibile. La classe dirigente non va chiaramente identificata, al fine di renderne impossibile la sua immediata sostituzione con personaggi più meritevoli o meno squalificati; la valutazione della classe dirigente viene fatta al ribasso nel suo complesso. Al massimo viene definito un “noi” a cui un membro della classe dirigente riconosce di appartenere, ma manca qualsiasi valutazione di merito rispetto al singolo appartenente.
Il pezzo di Celli risponde pienamente ai tre criteri identificati.
Anzitutto, va notato l’artificio retorico di rivolgersi al proprio figlio in pubblico: ovviamente l’autore non si sta rivolgendo al proprio figlio, ma a tutti quelli che si identificano nella descrizione che da del proprio figlio: bravo, impegnato, ambizioso, desideroso di ottenere riconoscimenti per quello che ha fatto e quello che sa. A questi l’autore dice “andate via, qui non c’è nulla per voi”. Questo è il primo elemento.
Il secondo è rivolto a tutti gli altri. Come detto in precedenza, bisogna dare l’idea che tutto il paese è immerso nella stessa melma, e che i pochi che non sono immersi sono coloro che sono stati raccomandati o si sono affiliati a questo o quel gruppo di potere. Per citare il pezzo: “Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio”. Non ci sono eccellenze, persone per bene che lavorano e producono e fanno bene il loro lavoro. Deve essere così, perchè se ci fossero differenze causate dal merito e non dall’affiliazione politica, la Logica di Gagliano crollerebbe, e con essa crollerebbe la classe dirigente che la impone. Se io domani scopro che all’Università X le persone vengono valutate per il merito, io posso aver voglia di andare all’Università Y e dirgli “fate come l’Università X, che è in Italia come voi”. Posso diventare attivo per il cambiamento.
Il terzo aspetto è legato all’identificazione della classe dirigente. “Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. ” Da un lato l’autore si riconosce come parte di questa classe dirigente, e riconosce di aver fallito. Ma, siccome come dice l’autore “Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti”, anche l’autore non paga. Pur essendo un uomo di evidente potere (membro dei CDA di grandissime aziende, direttore della LUISS) ed avendo fallito nel cambiamento del paese, non ritiene utile dimettersi. E’ il terzo principio della Logica di Gagliano: le classi dirigenti lamentano la decadenza del loro paese, ma evitano accuratamente di farsi da parte e cedere il posto ad altri.